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La traversata delle Alpi: Ultima intervista

Luigi Barzini, corrispondente del giornale milanese il Corriere della Sera, ottenne quella che potrebbe chiamarsi “l’ultima intervista” di Jorge Chavez, che venne pubblicata nelle pagine del giornale milanese il Corriere della Sera.

Avion Bleriot luego del accidente

Qui di seguito riproduciamo il contenuto di quell’intervista.

Premere il tasto destro per ascoltare: Il dialogo con Jorge Chavez, presso l'Ospedale di San Biagio

“... C’è silenzio nella stanza dell’ospedale dove si trovano Jorge Chavez ed i suoi amici.

Jorge Chavez: E gli altri?

Barzini: Gli altri? Chi?

Jorge Chavez: Gli altri aviatori. Weymann...

Barzini: Tutti si sono ritirati. Weymann e Farman sono partiti questa mattina da Briga e sono andati a Milano.

Jorge Chavez: Ah! Io credevo... è oggi un giorno così bello...

Barzini: Rimanga tranquillo. Ha vinto lei, solo lei.

Jorge Chavez: È stato duro. Non ho superato il Monscera, sa? Lo sa lei?

Barzini: Penso che volava troppo basso per superare il Monscera.

Jorge Chavez: Tutt’altro. Avrei potuto elevarmi perfettamente molto di più. Ma non osai, non osai. Si ricordi del vento che c’era lunedì, quando fui così sbatacchiato nella valle della Saltina? Dunque, quello stesso vento, repentino e traditore...

Barzini: Lo prese di fianco?

Jorge Chavez: No, soffiava in tutte le direzioni. Veniva a raffiche, saliva, scendeva, formava mulinelli...

Barzini: A che punto del percorso lo investì?

Jorge Chavez: Quando cominciai a salire, c’era una quiete perfetta. Arrivai benissimo fino al passo del Sempione. Il giorno era così sereno che indubbiamente potei vedere perfettamente l’albergo. Proseguii, dunque, con piena fiducia, entrando nella valle del Krammbach. Si ricorda? Quella valle in cui scendemmo insieme di mattina con Paulhan...

Barzini: Perfettamente.

Jorge Chavez: Mi abbassai un po’ per proteggermi dal vento dell’est...

Barzini: Lo vedemmo.

Jorge Chavez: Ah!, eravate voi? Vidi un auto che correva.

Barzini: Sentì le nostre grida?

Jorge Chavez: No. Allora, scesi un po'. Ebbi appena algune folate di vento. Temevo qualcosa di più serio dopo quello che avevo visto la mattina. La quiete mi accompagnò fino al passo del Furgenn, quella valle alta che si vede dal villaggio del Sempione.

Barzini: È l’inizio del valico del Monscera.

Jorge Chavez: Precisamente avevo deciso di passare da lì. Conoscevo perfettamente la rotta. Avevo raggiunto due volte la cima del Pioltone e avevo imparato a memoria tutti i valichi. Arrivando dal Furgenn, credevo che la parte più difficile della traversata fosse stata fatta. Ma una prima raffica di vento mi colpisce mentre passavo sulla strada dove feci gli ultimi giri sulla valle prima di dirigermi verso Gondo... Mi segue?

Barzini: Conosco il posto. Volava molto in alto in quello punto?

Jorge Chavez: A più di mille metri. Lo vedevo come una nastro bianco ingarbugliato. Fino a quello momento avevo volato verso il sud. Da lì mi diressi verso il sud-est, ma, non appena mi trovai nel valico di Furgenn, tra il Seehorn a sinistra ed il Tschaggmatorn a destra, mi sentii improvvisamente afferrato dal vento. Erano dei veri colpi di martello, imprevisti, di qui, di là, di sopra, di sotto... Un inferno. Mi faceva rimbalzare come una palla. Facevo salti di cinquanta e sessanta metri. Ah!, se il barometro avesse potuto registrare tutto quanto, lei vedrebbe che classe di zigzags facevo. Il vento mi sbatteva improvvisamente verso terra, ed un istante dopo mi prendeva un’altra volta per scagliarmi verso il cielo... È lì dove ho affaticato l’apparecchio. Sentivo che il vento mi trascinava, e mi sembrava che l’aeroplano se ne andasse improvvisamente e mi scappasse di mano. Io muovevo gli equilibratori, cercavo di virare, di uscire da quei mulinelli... Era una lotta tremenda e insistente...

Barzini: Si spaventò?

Jorge Chavez: No.

Barzini: E non gli faceva nessuna impressione la visione della montagna e dei suoi abissi?

Jorge Chavez: No. Non ci pensavo... Non guardavo in basso... Non guardavo altro che quello che avevo davanti a me, pensando che a circa cinque chilometri di distanza c’era il valico del Monscera, alto, ripido e avevo il presentimento di non riuscire a passare di là. I venti lo frustavano, vi penetravano. Alla mia sinistra si apriva la valle di Zwischberger che collega col Gondo. È una gola stretta tra montagne tagliate a picco, rinchiuso tra il Seehorn ed il Pioltone, più brutto e più stretto del Gondo. L’ho visto passando dalla strada. E mi ci misi... Non potevo scegliere. Dovevo decidermi tra continuare... o atterrare tra le rocce...

Barzini: A che altezza stava volando?

Jorge Chavez: Al di sopra dei due mila metri, forse a due mila cento. Feci un giro intorno al Seehorn e dopo penetrai nella gola. Tre minuti dopo, tre lunghi ed interminabili minuti, glielo assicuro, ero alle spalle del Pioltone e dopo c’era la valle, un po' sotto le cime. Il vento soffiava abbastanza forte, era alle mie spalle. Volavo velocemente, forse a più di cento chilometri all’ora. Sentivo alcuni scossoni, e le raffiche di vento mi sballottavano come una tavola in un mare in tempesta, ma i salti erano minori degli anteriori. Così percorsi circa sette od otto chilometri fino al punto in cui la valle si allarga. Distinsi allora, sotto ed alla mia sinistra, all’altro lato della valle, il villaggio di Varzo. Calcolo che mi trovavo a circa mille cinquecento metri su di lui. Le montagne dall’altro lato mi sembrarono più facili da sorvolare e mi diressi verso il Varzo, riducendo approssimativamente la mia altezza a cinquecento metri, alternando il volo libero con alcune ‘accensioni’ (colpi) del motore. E feci bene, perché trovai una zona più tranquilla. Dopo Varzo, volai sempre sul bordo sinistro. Vidi in lontananza la valle di Ossola. Era il traguardo. Vi arrivai in un istante. Passai su Domodossola, scendendo sempre di più. Distinsi la pista di atterraggio, molta gente, una gran croce bianca sull’erba, il segnale di atterraggio. Poi... poi... lei sa il resto.

Barzini: No. mi racconti fino all’ultimo.

Jorge Chavez: Non so. Scendevo molto bene, scendevo regolarmente, un po' in volo libero ed un po' con l’aiuto del motore per non essere trascinato dal vento che soffiava... Facevo un atterraggio normale... Stavo quasi per toccare terra, contento... Quindi non ricordo niente più. Non mi resi conto di quello che mi successe. Ci penso, ma non posso rendermene conto... Mi vedo ad alcuni metri dal suolo, nel mio apparecchio... e nient’altro.

Barzini: Non vide lei quando le ali si staccarono?

Jorge Chavez: No. Dicono che si piegarono come le ali di un piccione... È certo, Duray?

Duray: Non parliamone più. Basta.

Jorge Chavez tace. La stanza dell’ospedale rimane in silenzio.

chavez bajando de su avion

Video: Omaggio a Jorge Chavez

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